Coop Costruttori di Argenta (1922-2002)
Scritto da paolo il September 06 2008 14:26:50
Premesso:
che nella primavera del 1988 un funzionario della Cooperativa costruttori di Argenta propose all’allora sindaco di Santa Maria La Carità dottor Catello Cascone un finanziamento di 13 miliardi per la realizzazione del sistema fognario;
che l’incontro si verificò in un albergo di Salerno;
che il funzionario della Cooperativa costruttori dichiarò che la relativa tangente era prevista nella misura di un miliardo da dividere tra il sistema dei partiti e la camorra;
che la gara di appalto a cui partecipava anche la Cogefar Impresit fu vinta, come era nelle previsioni, dalla Cooperativa costruttori, nonostante l’offerta della Cogefar fosse più vantaggiosa per il sistema tangentizio;
che la Cooperativa di Argenta pagò la parte più consistente della tangente direttamente a Roma, mentre in sede locale furono pagati solo 100 milioni, di cui 5 milioni anche al PCI locale nella persona del capogruppo Ciro Alfano;
che in quella occasione Ciro Alfano disse all’allora sindaco Catello Cascone che a Santa Maria La Carità bisognava instaurare lo stesso «equilibrato sistema tangentizio» che esisteva a Castellammare;
che questo ed altro il sindaco di Santa Maria La Carità dichiarò ai magistrati Rossetti, Fortuna e Gay della Direzione distrettuale antimafia;
che il magistrato Fortuna che voleva approfondire l’aspetto del coinvolgimento del PCI-PDS nella tangentopoli sorrentina fu estromesso dall’inchiesta;
che il magistrato Rossetti, amico del consigliere del PCI-PDS Raffaele Di Capua, aveva comprato una villa nei pressi di Palinuro grazie all’intermediazione dell’avvocato Buonocore, figlioccio del suddetto magistrato;
che il Buonocore faceva anche da tramite tra la procura di Torre Annunziata ed il giornale locale «Metropolis», vicino al PCI-PDS;
che il Rossetti richiese l’ordine di custodia cautelare nell’ambito dell’inchiesta sulla tangentopoli di Santa Maria La Carità soltanto per i politici della DC e non fece altrettanto verso i politici locali della sinistra;
che il magistrato Rossetti negli uffici della Direzione distrettuale antimafia di Napoli alla presenza del sostituto Gay tentò di intimidire il sindaco rimproverandogli di volerlo far apparire come un magistrato parziale;
che la Direzione distrettuale antimafia ed alcuni settori della magistratura di Salerno si attivarono per salvare il dottor Rossetti e il PCI-PDS;
che il sostituto Gay al fine di evitare problemi agli esponenti del PCI-PDS e della Lega non accordò la richiesta di un confronto avanzata dal dottor Catello Cascone con il Donegaglia;
che sempre il Gay non ritenne opportuno un altro confronto tra il dottor Cascone ed il boss Loreto di Scafati, un pentito che assecondò i depistaggi e le inchieste deviate dei magistrati di sinistra e non collaborò certo con la giustizia;
che nel 1995 l’allora sindaco di Santa Maria La Carità Carlo Longobardi avvicinò due parlamentari del PDS - uno dei due era anche magistrato - per trovare una soluzione alla vicenda giudiziaria che aveva coinvolto molti amministratori locali;
che i due gli garantirono che avrebbero avvicinato il magistrato Rossetti che si fece successivamente vivo con la intermediazione di un avvocato;
che nell’ambito dell’inchiesta sulla tangentopoli di Santa Maria La Carità emersero anche le prove dei legami di affari tra le cooperative rosse e la camorra campana, compresa quella casertana dei Casalesi;
che questi rapporti erano tenuti tra l’altro dal signor Donegaglia, amministratore delegato della Cooperativa costruttori di Argenta;
che la Direzione distrettuale antimafia non ritenne di inquisire il Donegaglia ed i suoi collaboratori per associazione mafiosa,
si chiede di sapere quali provvedimenti i Ministri in indirizzo intendano attuare al fine di fare emergere le responsabilità di questo inquietante caso di depistaggio di una inchiesta giudiziaria che poteva portare al cuore del coinvolgimento nella tangentopoli campana di settori del PCI-PDS e della Lega delle cooperative che non disdegnarono di collaborare persino col clan dei Casalesi.

Senato della Repubblica - Legislatura 14 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00477

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Intervista di Panorama a Donigaglia

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Il crac da un miliardo della regina delle Coop: rovinate 9mila persone

Il tribunale ufficializza il dissesto della Coopcostruttori di Ferrara: alle famiglie solo 8mila euro di risarcimento. La fine dell’ex «patriarca» Donigaglia: un tempo sceglieva i sindaci, ora tutti lo evitano

Da una parte gli 8mila euro a famiglia: il risarcimento che la Lega coop ha fatto avere ai «soci». Colletta di solidarietà, ha partecipato anche l’Unipol (ma più di qualcuno tra i cooperatori vincenti ha storto il naso nel mettere mano al portafogli). Ottomila euro, niente, per chi ha perso tutto, i risparmi di una vita, in parecchi anche il lavoro. Dall'altra parte i 1.075 milioni di euro (duemila miliardi delle vecchie lire), oltre novemila creditori: la dimensione appena ufficializzata dal Tribunale di Ferrara del crac che ha sfarinato la Coopcostruttori. Tra queste due cifre si srotola l'autunno del «patriarca rosso», Giovanni Donigaglia, 65 anni, ex presidente e padre padrone di quella che era la perla della cooperazione di sinistra.
Un fantasma. Adesso nessuno lo conosce. «Ma le colpe - dicono in paese - non sono solo sue».
I numeri messi in fila nella loro relazione dai tre commissari straordinari nominati nel luglio 2003 dal governo - Ettore Donini, Franco La Gioia, Renato Nigro - semplicemente mettono i brividi. 198 milioni di debiti verso i cosiddetti creditori «privilegiati» (lavoratori, banche, professionisti). Loro forse recuperano qualcosa. Tra i «creditori chirografari» che invece rischiano di non vedere un centesimo ci sono migliaia di ditte, artigiani, fornitori (137 milioni di fatture inevase e ben 63 milioni di cambiali). E, sempre a migliaia, i «soci sovventori e prestatori». Chi sono? Lavoratori, pensionati, famiglie comuni di tutta la zona, che nelle casse della coop hanno versato 80 milioni di euro. Per la precisione 43 milioni «custoditi» - si fa per dire - nei libretti di deposito, ché la Coopcostruttori per decenni ha fatto raccolta del risparmio senza che nessuno avesse da ridire; e altri 36 milioni «investiti» (sempre per modo di dire) nelle Azioni di partecipazione cooperativa (Apc), con interessi dal 4 al 7 per cento «più sicuri che in Posta, più convenienti che in banca» come ripeteva Donigaglia. Bruciati, polverizzati.
Di chi la colpa? Egidio Checcoli, presidente della Lega coop regionale, è stato sindaco d'Argenta, presidente della Lega di Ferrara; è quello che è rimasto più vicino al «patriarca rosso», fino all'ultimo, fino a rischiare di bruciarsi anche lui. «Donigaglia? Donigaglia è Donigaglia...» risponde scrollando le spalle. Alla Lega di Bologna spiegano che «è successo quello che è successo per il suo delirio d'onnipotenza, per il fare sempre il passo più lungo della gamba». Quanto alla rabbia di risparmiatori e «soci», è difficile che arrivino altri «rimborsi», ché, un po’, se la sono cercata anche loro: «Se uno gioca alla roulette» aggiungono sempre alla Lega, «se insegue gli interessi mirabolanti di Donigaglia, be’, poi non può lamentarsi...».
Vero. Ma troppo comodo. Giovanni Donigaglia, da parte sua, è un uragano sul punto di esplodere. Chiuso nella sua vita di pensionato per forza (dal giugno 2003), non rilascia interviste. Ma non perde occasione per ribadire che: lui ha sempre finanziato il partito, non si è mai tirato indietro di fronte alle pressioni della Lega. «Quando negli anni di Tangentopoli i magistrati volevano solo sapere “quanti soldi hai pagato al Partito?”, “quanti soldi hai dato ai dirigenti?”, e venivano fatti i nomi di altissimi dirigenti, se avessi parlato questo avrebbe consentito a me ed alla Cooperativa una vita più agevole» dice.
E ha ragione anche lui. Perché il «patriarca rosso» è un pezzo del «socialismo reale all'emiliana», l'«unico», come va ripetendo con involontario umorismo Edmondo Berselli, «che ha funzionato nel mondo». Donigaglia aveva il compito più difficile: oliare le ruote, far girare la lira, garantire l’illusione che il partito pensa a tutto e il presupposto stesso su cui si basa il sistema di potere targato Pci-Pds-Ds che qui, ad Argenta, come a Modena, Bologna, ha sempre funzionato al meglio ma a una condizione: nessun dissenso. In cambio Donigaglia ha avuto un potere enorme. Era lui a decidere i sindaci, da Argenta a Ferrara, i segretari di federazione.
«La Coopcostruttori? Era un ente di beneficenza» sintetizza un investigatore impegnato nell’inchiesta penale, parallela alla procedura di liquidazione, che sta conducendo la Procura di Ferrara. La cronistoria tracciata dai tre commissari straordinari non lascia molti dubbi. Da quando la Coopcostruttori nasce nel ’74, per volere del Pci che ordina di concentrare le vecchie coop, si specializza nell'assorbire aziende e cooperative in crisi: dalla «Fornaci Molino» (laterizi) alla fabbrica di piastrelle di Comacchio «Ex nuova Cer.Fe» andata a gambe all'aria, dal fallimento della Felisatti (utensili elettrici) alla «Progresso srl», alla Cei, altra grossa cooperativa di Ferrara (800 dipendenti) fallita nell'87. E così via.
Nel ’74 i dipendenti erano 274, nel ’91 alla vigilia di Tangentopoli e dei quattro arresti di Donigaglia sono 1.600, nel 2002 dopo il decennio più nero nel settore dei grandi appalti 2.300. I commissari hanno accertato che tutti i cantieri sparsi in Italia, soprattutto al Sud e in Sicilia, erano in perdita. I bilanci falsi, la contabilità inesistente. Le spese per le trasferte, i buoni benzina, gli straordinari, semplicemente folli. Adesso è arrivato il conto.

Il giornale.it - 08/08/08

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Ad Argenta un crac travolge oltre 3 mila soci: "Nessuno ci rimborsa"

"La Legacoop ci ha tradito a loro l´Opa, a noi la miseria"

Si sentono traditi, umiliati e offesi. Ma dichiarano ancora il loro amore per «la cooperativa», perché se i nonni non fossero diventati scariolanti, braccianti e poi muratori e operai in cooperative che si chiamavano «Terra e Lavoro» o «Fornace e Mulino» qui ci sarebbero ancora le paludi e la malaria.
«Non sarebbe mai arrivato il progresso», dicono. «La cooperazione è stata una grande cosa, anche perché a dirigerla c´erano uomini come Giulio Bellini, padre dell´attuale sindaco, che hanno lavorato una vita e sono morti con le pezze al ****. Ma adesso con le pezze al **** ci siamo noi, che abbiamo creduto all´insegnamento dei nostri padri ed abbiamo investito i nostri soldi nella Coopcostruttori, che ci ha portato via tutto.
Ottantaquattro milioni di euro, rubati a 3.270 soci. La Lega delle cooperative ha detto che non sa dove trovare i soldi per rimborsarci. Ed i 2.000 milioni di euro da consegnare all´Unipol per l´Opa Bnl, dove li trova?».
C´è un fantasma che si aggira nel mondo delle coop e si chiama Carspac.
Significa Comitato di assistenza e rappresentanza per soci prestatori e azionisti delle cooperative e riunisce da più di due anni i cittadini di Argenta e dintorni che hanno prestato i loro soldi alla Coopcostruttori, come fosse una banca. «No, meglio di una banca. Mettere i soldi in cooperativa, con il prestito sociale, voleva dire non dare soldi ai padroni ma a chi creava nuovi posti di lavoro per noi ed i nostri figli. Il crac è stato pesante e qualche famiglia ha perso anche fra i 300.000 ed i 400.000 euro perché aveva messo in coop i risparmi di tutti, dai nonni ai cognati. Ma noi non possiamo accettare di essere presi in giro. Se necessario, andremo davanti ai supermercati coop in tutta Italia e diremo: "Noi abbiamo messo i nostri risparmi in cooperativa ed abbiamo perso tutto. Voi continuate a fidarvi di queste persone?". Vogliamo vedere cosa succede. Senza il prestito sociale, le coop non possono vivere».
Argenta è stata bombardata e rasa al suolo il 12 aprile del 1945.
«Il secondo bombardamento - raccontano nella sede del Carspac Massimo Cricca, Nerina Baldi, Valerio Cellini, Settimio Coatti e Guelfo Toti - c´è stato nell´aprile 2003, quando la Coopcostruttori ha cominciato a dire ai soci prestatori che non c´era liquidità. I soldi si potevano depositare ma non prelevare. Ancora nel marzo 2003, in un´assemblea a Filo d´Argenta, il capo della cooperativa, Giovanni Donigaglia, aveva avuto la sfrontatezza di dichiarare: "Ci sono in giro dei corvi che mettono in giro certe voci. Continuate a portare i soldi alla Coopcostruttori, è un´azienda in piena salute". Subito dopo è arrivato il fallimento ed è iniziato il dramma». Quasi tutte le famiglie si sono trovate senza più un soldo. «Fare sparire 84 milioni in un paese come questo, assieme ai posti di lavoro persi nel fallimento, vuol dire tornare a quella povertà che avevi solo sentito raccontare: non hai i soldi per la casa, per un matrimonio, sei in difficoltà anche per comprare i libri di scuola ai figli. I negozianti, qui in paese, hanno perso il 40% degli incassi».
Si va a bussare alla Lega delle cooperative, cui Coopcostruttori era associata. «Il presidente Giuliano Poletti prima non si fa trovare poi, quando ci incontra, ci dice che non sa proprio come trovare i soldi. Intervengono i partiti, quelli di sinistra, perché sono quelli che prendono i nostri voti. Alla fine del 2003 Poletti ci dice che darà vita a una fondazione per raccogliere la solidarietà delle altre cooperative. In questo modo vengono recuperati 16 milioni, che servono a pagare il 20% dei libretti di risparmio ed il 17% delle azioni di partecipazione cooperativa. Ma ora la Lega ci ha fatto capire che la solidarietà delle altre coop è agli sgoccioli, e che non dobbiamo aspettarci altri rimborsi».
Si commuove, Settimio Coatti. «Questa cartella con la sottoscrizione di lire 50 per il Mutuo Soccorso era di mio nonno, che si chiamava come me. E´ del 1905 e l´ho fatta vedere anche a Piero Fassino, quando noi del Carspac l´abbiamo incontrato nella federazione ds di Ferrara. Gli ho spiegato che in quegli anni e anche dopo la seconda guerra c´erano dei contadini che mettevano l´ipoteca sulla casa per prendere i soldi in banca e darli alla cooperativa. La coop - ci spiegavano i vecchi - era il futuro degli uomini liberi dai padroni. Noi ci abbiamo creduto. Non possono fregarci tutto. Così non perdiamo solo i soldi ma anche la dignità. Per questo, nell´ultimo corteo di noi ex soci, ho scritto un cartello: "Consorte, la tua Opa invece che sulla Bnl dovevi farla sulla Coopcostruttori"». Sono mille i racconti in un paese che si sente tradito. «Mia madre ha 85 anni e crede di avere in coop un libretto con 40.000 euro. Non ho avuto il coraggio di dirle nulla. La mantengo io, con la mia pensione». «Mia madre andò alla Coopcostruttori il 18 maggio 2003 a depositare 5.000 euro su un libretto dove già ce n´erano 100.000. Due giorni dopo ruppe la dentiera e chiese indietro 4.000 euro. Non glieli hanno mai dati. E´ così che si fanno i soldi per le Opa?».

Assinews - 30/12/05

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La coop Costruttori ha fatto crac nel silenzio assoluto.

C'era una volta la Coop Costruttori, 2300 dipendenti, fatturati altissimi (?), la spina dorsale composta da dipendenti cui veniva trattenuto il 10% in busta paga alla voce "prestito sociale" ed ex dipendenti che investivano al suo interno come in una banca. Qualcuno ci ha messo tutti i risparmi di una vita.
I loro crediti sono definiti con una parola importante, impegnativa: chirografari. In pratica, in caso di fallimento, sono rimborsabili solo dopo quelli privilegiati, cui appartengono quelli dei fornitori, delle banche, dei dipendenti ecc. Triste parola, allora.
Ora questo gigante delle Coop ha fatto crac ed è commissariata, e si parla di un buco di un miliardo di euro, nonostante negli ultimi anni i bilanci presentati fossero vispi e attivi.
Come è possibile? La Coopcostruttori sosteneva fosse colpa dei creditori, ma i commissari smentiscono, mentre le voci di bilancio non corrispondono, 10.700 creditori bussano alla porta e 2226 dipendenti, di cui 1700 ormai in cassa integrazione, la vedono grama. Ma ancor più grama è per i 300 soci che da questa disinvolta gestione usciranno senza un euro dei cento milioni che spetterebbero loro. E il silenzio dei media, soprattutto di quelli particolarmente dediti all'ossessione berlusconiana, è assordante.
La Padania se n'era occupata anni fa, e nonostante la gravità dei fatti emersi non sembra la cosa abbia granchè interessato i quotidiani virtuosi. Il crac rimane silenzioso, fa rumore solo in quella provincia e non negli articoli o nei telegiornali. Chissà perchè ...

Rollblog - 03/01/04